Archivio mensile:Marzo 2016

Fascicolo 6 – Doc. 10: “Appunti personali di Cosso Vladimiro”

Fascicolo Nr. 6 – (Doc. contenuti, il n.10 e il n.10bis) – “Testimonianze di Vladimiro Cosso “Miro”, nato il 19.5.1920 a Genova, Vice commissario e intendente Divisione Coduri.

Doc. n.10: Copia di documento (formato 32,5×25,5) depositato presso l’ILSREC di Genova [AM/H a) 8.] e presente anche in Fondo “Giorgio Gimelli”, vers. 2, busta 23, fasc. 16: doc. composto di 9 f., 9 p. dattil. o ciclostilate a 2 col., spazio 1, s.f., d. presunta 1964/65. Altra fotocopia (formato 33×21,5) in Archivio di E.V.B., d.p. 1964/65, firmata in calce da Cosso Vladimiro per copia conforme all’originale.   

Fascicolo 5 – Doc. 9 bis: “Testimonianza sulle spie ‘Ossegna’ e ‘Pisa’ in seno alla Coduri”

Fascicolo 5 – Doc. 9 bis: “Testimonianza sulle spie ‘Ossegna’ e ‘Pisa’ in seno alla Coduri”

Doc. n.9 bis: “Testimonianza storica sulla spia Ossegna Pappalardo e il degno compare Pisa”. Testim.za datata, scritta e depositata da Bruno Monti “Leone”. (Doc. comp. da 4 f., 4 p. dattil. sp. 1). 

Fasc.5 – Doc. 9bis, p.1

Immagine 1 di 4

Fasc.5 – Doc. 9bis, p.1

Fascicolo 9 – Documenti dal n. 29 al n. 53.

FASCICOLO Nr. 9 “Azioni varie – Corrispondenza tra la “Coduri”, la “Cichero” e la VI Zona”.

All’interno sono contenuti documenti – numerati dal 29 al 53 – provenienti e contrassegnati tutti col timbro rettangolare dell’Archivio dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e Contemporanea di Genova. (A.I.L.S.R.E.C.).

Per l’eventuale consultazione presso l’Archivio dell’ILSREC di Genova dei documenti di questo 9° Fascicolo si riportano le note preliminari della “Guida” del “Database” online del Fondo “Giorgio Gimelli”, dove tali documenti sono archiviati in maniera e sotto sigla diversa:       

“ILSREC di Genova.

Fondo: “Raccolta di documenti sull’organizzazione e azioni militari delle formazioni partigiane liguri, già Fondo AM”.  (AM = sigla distintiva che sta per “Comando operativo 6A Zona”).

Buste: 29; fascicoli complessivi: 510; estremi cronologici: 9/5/1934 – 5/7/1996.

Nella seduta del 12 marzo 1956, il Consiglio direttivo dell’Istituto storico della Resistenza in Liguria deliberò di intraprendere l’ordinamento del materiale archivistico conservato in sede costituito esclusivamente da documenti di provenienza privata, in quanto l’archivio del Cln Liguria era stato depositato presso l’Archivio di Stato di Genova fin dal 1948. L’incarico venne affidato a Maria Eugenia (Genny) Burlando, che era stata segretaria del Cln ligure, da poco assunta presso l’Istituto, la quale avrebbe dovuto lavorare sotto la direzione del consigliere Giovanni Battista Lazagna, ex vicecomandante della divisione partigiana Cichero, che proprio fra il 1956 e il 1957 aveva fatto dono all’Istituto di un consistente nucleo di documenti da lui raccolti. Il metodo di ordinamento prescelto fu quello “per argomento”: in pratica i documenti vennero organizzati in modo tematico, senza tenere conto della provenienza. Il cosiddetto “fondo Attività militare” è dunque in realtà una raccolta di documentazione, sia in originale che in fotocopia, donata o depositata da una molteplicità di persone, nella maggior parte dei casi protagonisti della Resistenza ligure. Nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto costituire una sottosezione della più ampia voce “Resistenza”, insieme con quello che sarebbe stato in seguito definito “fondo Attività politica” e il fondo “Giorgio Gimelli”. La sua denominazione dipende dal fatto che il materiale in esso conservato riguarda l’organizzazione delle formazioni partigiane operanti in Liguria e le azioni militari da loro condotte. Esso risulta pertanto articolato al suo interno secondo le gerarchie degli organismi militari che hanno operato durante la Resistenza in Liguria ed è costituito non soltanto da documenti anteriori alla liberazione ma anche da cronache, memorie e relazioni commemorative redatte successivamente. Oltre che documenti prodotti da vari organi della Resistenza ligure, esso comprende manifesti, volantini, fotografie, giornali e altre testimonianze di natura assai varia. All’interno di ogni voce principale del quadro di classificazione adottato la documentazione risulta ulteriormente ripartita secondo una sequenza logica che può essere così schematizzata: rapporti con altri organi, disposizioni, azioni militari, aviolanci, intendenza, sanità, stampa e propaganda, Sap, Sim e Sip, Ufficio stralcio, smobilitazione. La maggior parte dei documenti riguarda la VI zona operativa (Genova e provincia), mentre la storia delle altre zone militari liguri (I zona – Imperia, II zona -Savona e IV zona La Spezia) e di altre zone militari confinanti è documentata in misura minore. Le prime tre buste del fondo contengono documenti del Comando generale Alta Italia, del Corpo volontari della libertà, del Comando militare regionale ligure, del Comando piazza di Genova. Segue quindi la documentazione del Comando VI zona e delle divisioni e brigate operanti nella provincia di Genova, contenuta nelle buste 4-25. […] La documentazione relativa all’ “Attività militare” è stata descritta in entrambe le Guide a stampa degli archivi della Resistenza (1974 e 1983), ma la sua consistenza risulta variata nel tempo in quanto, come si è detto, la raccolta veniva progressivamente integrata mediante muove acquisizioni. Considerato che appare ormai impossibile, nella maggior parte dei casi, ricostruire l’originale provenienza delle carte, e che il materiale in questione è stato ampiamente consultato e citato in varie pubblicazioni, si è ritenuto opportuno, in questa sede, mantenerne la struttura e l’ordinamento interno, evitando di scorporare il materiale, […]. Le segnature sono quelle apposte all’epoca della redazione dell’inventario dattiloscritto del 1992, in quanto quelle indicate nelle precedenti Guide a stampa non rispecchiavano più la consistenza della raccolta”.

Fascicolo n.9 – Doc. n.29: Bruno Pellizzetti “Scoglio”, (nato il 27.10.23 a Genova, C.S.M. Brg. Zelasco). Copia “Rastrellamento invernale 1945, divisione Coduri”; (Doc. in fotoc., comp. da 4 f., 4 p. dattil. spazio 1, s.d., f.to Scoglio). (AM/H  a)   3.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc. n.30: Lettera del Comando Brigata Coduri al Comando 3A Divisione Cichero, e p.c. al Comando 6A Zona Operativa, e all’ufficio Stampa. “Relazione sullo svolgimento generale delle azioni fatte dalla Brigata a partire dal 12.1.1945”. (Doc. in focop. comp. da 4 f., 4 p. dattil. sp. 1, s.d., f.to Com. “Virgola” e Comm. “Leone”). (AM/H  a)   3.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc. n.31: “Motivazioni proposte ricompense ai Caduti”. (Doc. in fotoc. comp. da f. 6, p. 6 dattil. sp. 1, s.d. e s.f.). (AM/H  a)   7.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc. n.32: (Copia) “Biografia partigiano “Monello” (Bianconcini Alberto).” (Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, s.d. e s.f.). (AM/H  a)   8.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc. n.33: (Copia) Lettera Comando VI Zona a Comando Brigata Coduri. (Doc. comp. da f. 2, p. 2 dattil. sp. 1, d. 2.12.1944, f.to: Comm. di Zona e Com. di Zona).  (AM/H  a)   1.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc. n.34: (Copia) “Convenzione stipulata tra il Comando 1a divisione ligure e la brigata coduri”. (Doc. comp. f. 1, p. 1 dattil., sp. 1, d. 14.12.1944, f.to: Col. Turchi IA Div. Ligure e Virgola com. Brg. Coduri; Salvatore comm. IA Div. Ligure e Leone comm. Brg. Coduri.  (AM/H  a)   2.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc. n.35: (Copia) Lettera del Comando Brigata Coduri al Comando 3A Divisione Cichero, e Com. 6A Zona Operativa. (Doc. Comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. Zona lì 22.12.1944, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   1.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc. n.36: (Copia) Lettera del Comando Brigata Coduri al Comando 3A Divisione Cichero, Com. 6A Zona Operativa e “Bini” Capo Uff. Stampa 6a Zona. (Doc. comp. da f. 2, p. 2 dattil. sp. 1, d. Zona lì 27.12.1944, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   3.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc. n.37: (Copia) Lettera del Comando Brigata Coduri al Comando 3A Divisione Cichero, Com. 6A Zona Operativa e Capo Uff. Stampa 6A Zona (Bini). “Relazione in merito alle azioni fatte dalla brigata”. (Doc. comp. da f. 3, p. 3 dattil. sp. 1, d. Zona lì 14.01.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   3.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc. n.38: (Copia)  Lettera della 3A Divisione Garibaldina Cichero al Comando Brigata Coduri. – “Per il comando della brigata Coduri”. Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. 14.02.1945, s.f.). (AM/H  a)   1.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc. n. 39: (Copia) Lettera della Brigata Coduri al Comando 3A Divisione Cichero, e Comando 6A Zona. “Richiesta lancio” – (Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. Zona lì 28.03.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   1.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc n. 40: (Copia) Lettera della Brigata Coduri al Comando Regionale Ligure, e p.c. al Comando 6A Zona. “Richiesta ampliamento zona operativa della Brigata – (Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. 15.03.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   1.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc n. 41: (Copia) Lettera del Comando della Brigata Coduri al Comando 3A Divisione Cichero, Comando 6A Zona Operativa e Capo Uff. Stampa (Bini). “Relazione sull’attività di Brigata”. (Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. Zona lì 20.03.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   3.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc n. 42: (Copia) Lettera del Comando della Brigata Coduri al Comando 6A Zona. “Domanda di ottenere autonomia”. – (Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. Zona lì 23.03.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   1.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc n. 43: (Copia) Lettera del Comando della Brigata Coduri al Comando 6A Zona e al Comando 3A Divisione Cichero. “Richiesta di svolgere il proprio compito autonomamente”. (Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. Zona lì 27.03.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   1.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc n. 44: (Copia) Lettera del Comando della Brigata Coduri al Comando 3A Divisione Cichero, Comando 6A Zona Operativa e Capo Uff. Stampa (Bini). “Relazione sull’attività di Brigata” – (Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. Zona lì 3.4.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   3.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc n. 45: (Copia) Lettera del Comando della Brigata Coduri  al Comando 6A Zona Operativa. “In riscontro alla vostra in data 5 corr.”. (Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. Zona lì 6.4.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   1.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc n. 46: (Copia) Lettera del Comando della Brigata Coduri al Comando 3A Divisione Cichero, e p.c. al Comando 6A Zona Operativa. “Relazione”. (Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. Zona lì 8.4.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   1.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc. n. 47: (Copia) dal Comando Sesta Zona Operativa; “Bollettino delle azioni militari della brg. di manovra Coduri e della brg. Garibaldi 32a. (Doc. comp. da f. 2, p. 2 dattil. sp. 1, s.d. e s.f.). (AM/H  a)   3.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc n. 48: (Copia) Lettera del Comando della Brigata Coduri al Comando 6A Zona, e p.c. al Comando 3A Divisione Cichero e al Capo Uff. Stampa (Bini). “Relazione sull’attività di Brigata”. (Doc. Comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. Zona lì 8.4.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   3.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc n. 49: (Copia) Lettera del Comando della Brigata Coduri al Comando 3A Divisione Cichero, e p.c. al Comando 6A Zona. “Relazione”. (Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. Zona lì 8.4.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   3.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc n. 50: (Copia) Lettera del Comando della Brigata Coduri al Comando 6A Zona Operativa, al Comando 3A Divisione Cichero, e al Capo Uff. Stampa (Bini). “Relazione sull’attività di Brigata”. (Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. Zona lì 8.4.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   3.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc n. 51: (Copia) Lettera del Comando della Brigata Coduri al Comando 6A Zona. “Rrelazione sul lancio del giorno 12 c.m.”. (Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. Zona lì 14.4.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   1.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc n. 52: (Copia) “Lasciapassare per parenti del partigiano “Raimondo” ferito”. (Doc. comp. da f. 1, p. 1 dattil. sp. 1, d. Zona lì 17.4.1945, f.to: Com. Virgola e Comm. Leone). (AM/H  a)   1.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

Fascicolo n.9 – Doc n. 53: (Copia) “Zone operative della formazione Coduri e zone occupate”. (Doc. comp. da f. 3, p. 3 dattil. sp. 1, s.d. e s.f.). (AM/H  a)   5.) – (A.I.L.S.R.E.C.).

 

 

 

 

Fascicolo n.5 – Doc. n.9: “Testimonianze del commissario ‘Leone’ – Bruno Monti”

Fascicolo Nr. 5: “Testimonianze di ‘Leone’, Bruno Monti”, Comm.rio della Coduri”. All’interno sono contenuti due documenti (il n.9 e il n.9 bis) scritti dallo stesso “Leone” negli anni 1964/65 ca.

B. Monti, “Leone” (n. a Cormano nel 1910 e m. a Sestri Lev. nel 1984) in fuga da Milano perché individuato quale comunista cospiratore, aveva raggiunto la Coduri a Iscioli – Val Graveglia – a fine giugno 1944. A fine agosto, a Velva, dove la Coduri nel frattempo s’era trasferita, viene nominato commissario politico della stessa brg, e, oltre a partecipare attivamente alle operazioni militari della divisione, svolge anche un’intensa attività politico-organizzativa (che sfocia spesso in azione di scoperto proselitismo a favore del suo partito) specialmente nei confronti di quei giovani renitenti che salgono in montagna sempre più numerosi col trascorrere dei mesi. Ciò che non sfugge al comando della Cichero (da cui la Coduri dipende) e al Comando della Sesta Zona. Per questo motivo la Coduri viene più volte richiamata a rispettare di più le linee guida dettate dal CLNAI, dove sono severamente proibite le azioni di forzato tesseramento pro partiti. Medaglia d’argento al valor militare.

Doc. n.9: “Testimonianze del Commissario ‘Leone’ Bruno Monti”. Molte delle note manoscritte a margine del testo appartengono al sottoscritto, altre sono invece di autori sconosciuti, oppure dello stesso Monti. Altra copia di questo documento era stata depositata all’ILSREC di Genova nell’anno 1964/65 ca., ed è contenuta nel catalogo del Fondo “Giorgio Gimelli”, versamento 2, busta 23, fasc. 5. (Doc. in fotoc., comp. da 36 f., 36 p. dattil. spazio 1, s.d., con f. in calce).

Fascicolo 4 – Doc. 8: “Memoria di Italo”.

FASCICOLO Nr. 4 – Testimonianza di Armando Arpe “Italo”, Vice Commissario Div. Coduri, contenente il doc. n.8. (A. Arpe  “Italo”, (1916/1994) operaio dei C.d.T. di Riva Trigoso, insieme a E. Fico “Virgola”, a G. Sanguineti “Bocci” e ad altri antifascisti del Tigullio è stato uno dei fondatori della brg Coduri, della quale, a Velva nel luglio ’44, fu eletto Vice commissario. Carica che mantenne fino alla Liberazione). 

Doc. n.8: “Memoria di Italo”. Doc. consegnato a mano ad A. Minetti “Gronda”. Sconosciuto l’autore delle note sparse nel testo anche se la calligrafia parrebbe quella di Gronda(Doc. in fotoc., comp. da 22 f., 22 p. dattil. spazio 3, d. presunta 1969, s.f.).

Fascicolo n.3 – Doc. n.7 bis: “Bocci parla di Spiotta”.

Doc. n.7 bis: “Bocci parla di Spiotta” – Testimonianza di Giovanni Sanguineti “Bocci”, C.S.M. div. Coduri, raccolta e scritta da Antonio Minetti “Gronda” nell’aprile del 1970, composta di quattro pagine su facciata singola

Fascicolo 3 – Doc. 7: “Virgola”.

FASCICOLO Nr. 3 – (Doc. contenuti: 7 e 7bis.) – Testimonianze di Giovanni Sanguineti “Bocci”, Capo di Stato Maggiore della Divisione Coduri, nato a Cavi di Lavagna (GE) il 3.3.1914, agricoltore e poi operaio della F.I.T. di Sestri Levante: di idee comunisteggianti, ancora diciottenne entra nella cospirazione clandestina frequentando, a Cavi di Lavagna, il gruppo facente capo a Fabrizio Maffi.
L’8 settembre del 1943: trovandosi col suo reparto (lui da poco promosso sergente maggiore) in Jugoslavia, a Glussici (Gora Glušici – Fiume), appena in tempo per non essere arrestato dai tedeschi e finire internato nei loro lager in nazisti – abbandona la divisa e rientra a Cavi di Lavagna dove riprende subito contatto col suo vecchio gruppo di cospiratori. Con il quale incomincia a organizzare quello che poi diverrà il nucleo primario della Resistenza nel Tigullio: in principio, cercando di raccogliere soprattutto armi e munizioni abbandonate dai militari del R.E. in dissolvimento; e occultandosi poi sul monte Capenardo, sopra Cavi di Lavagna, insieme ai due fratelli Fico, e ad altri cinque o sei suoi vecchi compagni.

Doc. n.7: “Virgola”. In questa sua memoria dedicata al comandante Virgola e stesa assieme ai parenti di “Miro” (Vladimiro Cosso), ci riporta agli albori della Resistenza nel Tigullio, fornendoci preziose testimonianze sulla nascita della “Banda Virgola”. Sconosciuto l’autore delle note manoscritte variamente inserite nel testo (Doc. in fotoc., comp. da 21 f., 21 p. dattil., s.f., d. presunta 1964/65).

Fascicolo n.2 – Doc. n.6 bis: “Promemoria lavoro clandestino 1939/45”.

Fascicolo n.2 – Doc. n.6 bis: “Promemoria lavoro clandestino 1939/45”. – Testimonianza di Edoardo Solari, ex operaio dei Cantieri Navali di Riva Trigoso, consegnata a mano nel febbraio 1976 ad A. Minetti “Gronda”.

Trascrizione:
Pro memoria lavoro clandestino 1939–945 di Solari Edoardo (Doc.6bis).

Certo non è facile ricordare a distanza un così triste periodo: posso solo dire che quanto circolava tra amici di tendenza diversa, tutto si fermava a rapporti verbali. Questo modo di procedere è durato fino al settembre 1943. Ai primi di marzo, negli ambienti di lavoro, si tentava la preparazione ad azioni di sciopero. Devo dire che dove lavoravo io questo non è stato possibile perché gli unici amici di cui mi fidavo – forse per le mie scarse capacità ad aprirmi agli altri senza i dovuti stimoli – erano due soltanto, e sono Bersani Carlo e Battistini Alfredo. Mentre dal primo ottenni informazioni, qualche pistola, e altro – solo dopo l’8 settembre – dal secondo nulla.
Nella mia famiglia, sentendo i miei fratelli e mio padre che non frequentava la chiesa, cercai di sapere qualcosa sul fascismo e sui vari problemi, ma scarse e allusive le informazioni avute – questo tra il 1926/30. Capii solo che mio fratello fece parte della cellula Comunista di Trigoso: con Ravera, Godani, Peri e Borgatti o Borgazzi scioltasi con l’arrivo di Busero, Domenichini e altri squadristi di La Spezia – che provocò l’espatrio in Francia di Peri, Migliori, Ravera, Poletti e altri ancora. Questo periodo dovrebbe, se lo vuole, descrivere bene l’avv. Cirenei (mi risulta che abbia tenuto nascosto in località “Casa Gin” (Comune di Molare) per parecchio tempo diversi antifascisti sestresi. Su questo problema si potrebbero esprimere bene pure Arduino Favero e Vanteri Alfredo che lavoravano ai Cantieri del Tirreno dove esisteva la raccolta del Pro Soccorso Rosso.
Arrivati alla guerra 40/45: con mio fratello maggiore sentivamo, insieme a Umberto Calosso, radio Londra, Radio Carso e la Cincinnati America – [e poi] si discuteva sulla guerra – sul fascismo. Mio fratello palesava simpatia per il sistema anglo americano, ma non gli cavavo nulla su quanto si metteva in pentola contro il fascismo. Ai primi di marzo 43, circolavano molte voci sugli scioperi e l’eventuale caduta di Mussolini. Avvertivo un certo nervosismo in mio fratello e in altri. Una sera capitò in casa mia un militare addetto al trasporto truppe proveniente dal confine Francese in sosta momentanea. Questo militare mi offrì uno stoccafisso in cambio di olio e vino. A questo soldato chiesi se si poteva avere una pistola per difesa della mia famiglia. Arrivò verso le 22 con una 9 corta e due caricatori e in cambio chiese altro olio.
Tutto lieto andai da mio fratello intento a sentire radio Londra. Alla vista dell’arma quasi svenne; gli prese una tale fifa che mi disorientò. Solo gli dissi che era cosa poco utile mettersi ad ascoltare, mettersi a repentaglio con tutta la famiglia, se poi non ci si muoveva. Da quel momento non chiesi più nulla. Arrivò il 25 luglio e si avverrò quello che si prevedeva. Per mia parte osservai ciò che accadeva cercando di incitare le reazioni degli operai dove lavoravo. Intanto si cominciò ad allargare le conoscenze: con Nicoli, Nero, Vanteri Alfredo, Poletto Guido, Menini Mario e altri, che più o meno erano interessati a questi problemi.
Premetto che dove io abitavo [a Riva Trigosto], a cento metri esisteva il Comando della 213 Costiera, e della Milizia fascista: i primi li comandava il capitano Ghiglione, i secondi il comandante De Bernardi (che credo attualmente abiti a S. Giulia), nel magazzeno nella casa a fianco – vi era ubicato una squadra addetta alla sorveglianza del ponte sul torrente Petronio che era minato. Con uno di questi, un certo Traverso di Sestri Pon. o Cornigliano, ho discusso varie volte dei rapporti esistenti tra i due corpi e lo trovai consenziente sui vari punti, tanto che l’8 settembre, mi consegna armi e dispositivo per fare saltare il ponte; e mi aiutò, insieme ad altri sui colleghi, a nascondere lungo i camminamenti le varie armi che invece dovevano essere riconsegnate al comando. Poi li vestii in borghese e se ne andarono a casa loro. Ma un agente della milizia aveva visto e l’indomani i tedeschi si ripresero quasi tutto, salvo quello che ero riuscito ad infilare nei cunicoli sotto casa mia.
Passarono molti giorni prima che ci si potesse orientare per il da farsi; nell’attesa perlustrai tutti i luoghi dove vi erano stati militari. Giunto sulla costa del Brunecato [loc. sul litorale rivano] trovai due cassette contenenti bombe a mano OTO (bombe a mano incendiarie e anticarro) e altro materiale che gettai in mare perché ritenni non dovesse essere recuperato dai tedeschi. Mentre le bombe, [messe] con mia moglie in secchi da latte [vuoti], le portammo a casa in attesa di come usare questo e altro.
E arrivammo ai primi di gennaio 44. Si parlava di organizzare una formazione (in appoggio alla già esistente Cichero) qui nella zona, e a metà Marzo si inviarono i primi, in zona Torchiano, dal Cap. Ernesto. Prima di questo, strinsi rapporti con un compagno di lavoro Minetti “Aquila”) il quale mi chiedeva se gli potevo dare delle armi per suo fratello e altri.
Parlai di questo a Vanteri Fiorenzo e Fico Italo “Naccari”, e tramite Bastian (Bernardello Sebastiano) mi incontrai a Casarza nella cantina di Massucco, con Marco Lessona, Finocchietti “Bobbio” e volli sapere come stavano le cose: si decise che avrei dato 6 moschetti e una ventina di caricatori, però queste armi non finirono troppo bene, perché questi stessi le armi le avrebbero trovate in un cunicolo sopra Trigoso, portate là da me, Naccheri e Neno. Questo episodio ritengo lo debbano precisare i protagonisti.
Prima qualche mese, assieme a Vanteri, si tenne nascosto in una stalla vicina, nutrito e curato, un polacco – o finto polacco – fuggito, così si diceva, da una bettolina. Il quale ci procurò non pochi guai. Infatti qualche mese dopo sono rientrati nella zona, diversi di Casarza, e Vanteri mi disse di rintracciarli e Naccari mi disse poi di farli rientrare a Iscioli. Arrivò pure il polacco che voleva portarmi a prelevare, assieme a Nero, il comando tedesco a Casarza. Mi rifiutai, lo tenni fermo. Naccari e Vanteri, mi dissero di farlo rientrare sullo stesso percorso che lui conosceva. Lo tenni sotto controllo, dal Nicolini seppi che scese da una auto tedesca a Trigoso, e che pure a lui aveva fatto la stessa proposta – e anche maggiori informazioni sui partigiani. Alla seconda notte, vennero prelevati Nicolini, Bellagamba e non so quali famigliari di Sanguineti su a (Basci) Barassi, e credo che questo sia stata la fase cruciale per la formazione autonoma della Brigata Coduri – imponendo l’allontanamento di quasi tutti gli anti fascisti attivi nella zona, e per qualche tempo non ebbi più contatti. Mi trasferii a Casarza, in casa Finocchietti, fino all’arrivo della Monterosa. Da lì a Cardini in casa Bonfiglio. Riallacciati i contatti, a questo punto servii molto per i rifornimenti e i passaggi; ottenni sempre da tutti ospitalità gratuita, con me gli altri. Avevamo punti di appoggio a Verici, Tassani, Libiola Caminata e Barletti.
Da casa Bonfiglio passarono Migliorini “Riccio”, Libero, e altri ancora ottennero ospitalità: Bruneri, Canella, Tato o Taro, Volpe, Zolo o Zalo, Undici e molti altri ancora di cui mi sfugge il nome. A queste famiglie si deve dare il merito della benevolenza avuta perché tutto hanno dato e nulla chiesto. Questa riconoscenza in particolare dovrebbero esternarla coloro che ne hanno avuto, specie nel periodo gennaio ‘45 fino alla calata a Sestri Levante.
Non ricordo bene come avvenne l’incontro a Verici, per l’azione sul Bracco, e quella a Tassani in casa Merlo, con Bocci, Italo e altri, sul problema del dislocamento, [del] potenziale e [del] numero postale del comando dei militari [di stanza in zona], da [poter] segnare sulle [nostre] apposite cartina.
Tramite Bobbio ottenni dalla titolare postale il numero che se non erro era 053, il resto fu eseguito. Io in particolare ero specializzato nel taglio delle comunicazioni tanto che costringemmo in poco tempo i vari Comandi a fare montare la guardia a varie linee.
Nota bene che per l’antifascismo, credo che il metodo adottato sia stato quello giusto – nessuno chieda ad altri – perché così nulla rimaneva – perché se uno veniva acciuffato non avrebbe potuto parlare di grandi cose. Questo capisco che era a livello di base, che in alto altro vi fosse, in modo che chi tirava i fili si trovava quasi sempre al sicuro. (evb)

 

Fascicolo 2 – Doc. 1: “… l’antifascismo nella ns. zona prima del Luglio ’43”.

FASCICOLO Nr. 2 – Doc. contenuti n.6 e 6bis. Testimonianze di Edoardo Solari, nato il 12.12.1910 a Sestri Levante, ex operaio dei C.d.T. di Riva Trigoso divenuto poi partigiano della Coduri col nome di “Settembre”.

Doc. n.6: “Ora noi vorremmo cercare di ricucire come si comportava l’antifascismo nella zona… prima del Luglio ’43”. Testimonianza consegnata a mano da Edoardo Solari, ex operaio dei Cantieri Navali di Riva Trigoso, ad A. Minetti “Gronda”.

 

Trascrizione:
1a Testimonianza di Edoardo solari (Doc. 6)

Ora noi vorremmo cercare di ricucire come si comportava l’antifascismo nella zona – e quale tendenza avevamo – e questo prima del luglio 1943.
Credo poter affermare – che pochi gl’incontri a carattere collettivo – ma fugaci discussioni con molta riservatezza e nessuno badava a quale forza politica apparteneva – in modo che all’infuori delle cose verbali – nulla rimanesse a disposizione – in modo che all’infuori delle cose verbali – nulla rimanesse a disposizione – in modo che se uno – per caso veniva acciuffato – difficilmente avrebbe compromesso altri – ora si capiva che vi era chi tirava i fili – ma fisicamente non si potevano conoscere – dato le debolezze dell’essere umano credo che le ragioni adottate siano state valide e giuste – a conferma di questo cito un episodio pure altri sanno – nel mese di febbraio ’44 Vanteri – avuto suo suocero la stalla vicino alla mia abitazione – si tenne un Polacco o un Russo – ancora oggi non so chi veramente era – fatto curare – e poi inviato su in montagna tramite vari passaggi – arriva credo su da Sanguineti.
Dopo qualche mese questo bel tipo mi si presenta in casa – mi invita a partecipare assieme a Nicolini ad assalire il Comando Tedesco – in Casarza Ligure – lo tenni fermo per un po’ di giorni – mi consultai con Vanteri e Naccari il quale mi disse – che assolutamente – doveva ripetere il percorso che conosceva e portarsi a Basci (Barassi).
Vedendo che insisteva a voler informazioni su armi e partigiani – lo tenemmo sotto controllo – e seppi dal Nicolini che aveva viaggiato su un’auto dei Tedeschi – non seppi con precisione se eseguire le istruzioni datemi – solo che alla terza notte – irruppero Tedeschi e Italiani – in varie case – prendendo Nicolini – Bellagamba – e a Barassi in casa Sanguineti, per qualche giorno non riuscii ad avere contatti data la situazione.

I Tedeschi portarono gli arrestati nello stabilimento in cui io lavoravo – dove avevamo occupato mensa, e altro, mi limitai a controllare quanto avveniva e i commenti dei vari fascisti in merito.
E credo che questa sia stata la fase cruciale che abbia dato il via alla formazione della Brigata Coduri. Imponendo l’allontanamento di quasi tutti gli antifascisti andando gradualmente su in montagna – o chi si è allontanato dalla zona – come Valentino – creando così una divisione (partigiana) autonoma comandata dall’indimenticabile Virgola – di cui per sempre serbo un grandissimo ricordo – di compagno, e lasciatemelo dire, di fratello. Assieme a mamma Luisa e ai suoi fratelli, ai quali son legato da profondo affetto.

Descrivere vari incontri nel periodo che va dall’8 settembre alla liberazione non dovrebbe essere molto difficile a nessuno – cito le fasi più importanti: fase trasporto materiale Santa Vittoria / Ciappaie di Basci – in cui prendemmo parte in parecchi – seppi e non feci parte della fase iniziale di questa operazione – a Verici cui si trattava di azioni di sabotaggio – sul Bracco – eseguita da elementi di Casarza – a questo punto presi conoscenza di diversa gente di appoggio – oltre a Verici –Tassani – Caminata – Libiola – e zona Barletti. Io avevo cambiato abitazione a seguito dei bombardamenti – e del bel Polacco – mi trasferii in casa Finocchietti alle Case Nuove – fino all’arrivo della Monterosa che in parte occupò la stessa casa e persino il mio mobilio che dovetti lasciare lì – per mancanza di abitazioni. Dal Finocchietti ebbi ospitalità gratuita assieme ai miei. Da lì mi trasferii in casa dei fratelli Bonfiglio, prima di Cardini, miei amici, i quali mi diedero anche loro ospitalità gratuita. Qui però le cose cambiarono perché è sempre stata punta di passaggio per molti. Sia il Vanteri – che il Bini – davano il mio punto d’appoggio – per proseguire poi verso la montagna, a questa famiglia si deve dare il merito e la riconoscenza per non aver mai chiesto nulla e pure hanno dato tanto – anche questo meglio di me possono esibirlo tutti coloro che ne hanno avuto benefico conforto e aiuto – da Bruneri a Canella – da Undici a Volpe – Zolo e fratello – a Migliorini “Riccio” – a Tito – e altri ancora che mi sfugge il nome – e nel bel periodo più crico – dal Gennaio ’45 fino alla calata.

Non ricordo bene come avvenne l’incontro a Tassani con Bocci – Italo – e Mori e altri in casa di Merlo – dove ci venne chiesto – di riempire – cartine della zona e ubicazione e potenziale Bellico – e numero di posta militare (FeldPost) degli Ufficiali – nella zona compresa Casarza – Battilana – e Sestri Levante.
Tramite il Bobbio ottenni – dalla titolare della posta – che viveva dal Bobbio e erano in buoni rapporti – il necessario – e l’altro sulle cartine abbiamo segnato le varie indicazioni.
Le varie azioni di sabotaggio – cosiddette di disturbo – come il taglio delle Comunicazioni – in varie zone – ognuno le compiva a sua discrezione – a distanza di tempo – per me il lavoro mi dava un solletico – e mi piaceva molto – ma mai di nulla su questo dissi – tranne una volta a Bersani – a cui avevo chiesto una pinza atta a tagliare i fili perché erano di alluminio e acciaio – e non di rame come i primi – altri mi seguivano in questo – tanto che furono costretti a montare la guardia ai sistemi di comunicazione. (e.b.v.)

 

 

Fascicolo n.1 – Doc. n. 5/4: “Dall’8 Settembre in poi. Sciopero generale”.

Doc. n. 5/4: “Dall’8 Settembre in poi. Sciopero generale”. Testim.za di Alfredo Vanteri, ex operaio dei C.d.T di Riva Trigoso.