Archivio mensile:novembre 2016

Ricordo di due bergamaschi, partigiani della Coduri

Fasc. 40 – Doc. 5 – Ricordo di Pietro Paris “Piero”  e di Riccardo Finazzi “Napoleone”, due partigiani bergamaschi nativi entrambi di Chiuduno (BG).

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Ritratti insieme, ecco due amici inseparabili: Paris Pietro, “Piero” e
Riccardo Finazzi, “Napoleone”,
nativi di Chiuduno (BG).

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27/10/2009: il Sig. Enzo Galizzi, figlio del partigiano della Coduri, “Argo”, mi scriveva: «Tramite la sorella di Rodolfo Zelasco, prof.ssa Angela, sono riuscito a contattare la vedova di Paris Pietro, nome di battaglia “Piero”, (n. 1925).

Il marito, scomparso da alcuni anni, ha combattuto nella stessa Brigata di Zelasco. Come mio padre “Argo” e Rodolfo “Nani” Zelasco, era partito con gli alpini della Monterosa; ed erano poi fuggiti insieme per unirsi ai partigiani del comandante “Virgola” operanti nel Tigullio. Un particolare che ritengo molto rilevante, è costituito dal fatto che il padre di Rodolfo Zelasco, prof. Giovanni, nella provincia di Bergamo aiutava gli antifascisti ad unirsi ai partigiani. Egli stesso è morto in seguito alle ferite riportate in un incidente stradale, in località Algua, dove stava andando per prendere contatti con i Partigiani e condurre loro dei giovani. Lo stesso Rodolfo Zelasco, essendo studente, tra i suoi commilitoni ha sempre avuto un certo ascendente; e, memore degli insegnamenti paterni, li aveva più volte incoraggiati ad unirsi ai partigiani. Penso che tale riflessione sia molto importante e serva a sottolineare una volta di più quanto Zelasco abbia dato per la lotta della  Liberazione. Ma tra le varie notizie ve n’è una certamente più triste: date le attuali condizioni di salute non troppo buone per il loro congiunto, i famigliari di Riccardo Finazzi, “Napoleone”, (n. 21/10/1924), per non turbarlo, in questo momento preferiscono non fargli ricevere visite. Hanno tutta la nostra comprensione».
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Breve memoria di normali quotidianità

Fasc. 30 – Doc. 4. Pietro Nicolini  (Nonno Peo): Breve testimonianza di normali quotidianità. Scritto consegnatomi, insieme al prezioso materiale documentario che l’accompagna, il 9.11.2002 dal Signor Pietro, residente a Castiglione Chiavarese (GE), che ringrazio.

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All’epoca noi abitavamo, la mia famiglia ed io, presso il campo sportivo di Lavagna, perché mio padre ne era il custode fin dal 1939.
L’inaugurazione del complesso sportivo avvenne, però, nel 1940 con l’istituzione del cosiddetto “Campo Dux”: ampia tendopoli dove, a tratti, era ospitata la gioventù fascista per essere opportunamente istruita, sia a livello militare che a livello ideologico, prima di essere impiegata nelle specifiche attività operative loro assegnate; oppure, per periodi più o meno brevi, da reparti di militari in transito prima di raggiungere i loro fronti di destinazione.

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Guerra in montagna nell’estate del 1944. Il Corpo Forestale dello Stato

Fasc. 40 – Doc. 4: Silvio Ciapica – Manlio CalegariGuerra in montagna nell’estate del 1944. Il Corpo Forestale dello Stato”. Saggio apparso sulla rivista semestrale Studi e ricerche di storia contemporanea, anno 45°, fasc. 85, giugno 2016, ed. ISREC, Bergamo.

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1. Michele Menechini (n.1896), “aiutante capo” della “Guardia della Montagna e delle Foreste” (GMF), rimase ucciso in un agguato nel tardo pomeriggio di venerdì 23 giugno 1944 in località Costa Canale, comune di Carasco (GE), sulla Statale (oggi Provinciale) 586 della Val d’Aveto. Era una giornata calda d’inizio estate e Menechini proveniva da Chiavari in bicicletta in compagnia della figlia che, nel momento fatale, lo precedeva di poco, anche lei in bicicletta. Insieme rientravano a casa, a Borzonasca, sede del Distaccamento della “Forestale” comandato da Menechini.

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Memoria addomesticata

Fasc. 40 – Doc. 3: Elio V. Bartolozzi: “Memoria addomesticata, note sulla morte di Rodolfo Zelasco”. Art. apparso sulla rivista semestrale Studi e ricerche di storia contemporanea, anno 40°, fasc. 76, dicembre 2011, pp. 79/88, ed. ISREC, Bergamo, 2011.

Nota di presentazione della redazione:
Elio Vittorio Bartolozzi, l’autore di queste note, è un pensionato ferroviere, macchinista, nato a Sestri Levante nel 1936 e rimasto orfano di padre, con tre fratelli e tre sorelle, all’età di 3 anni. Nella sua storia di ragazzo i partigiani sono entrati quando ancora non erano importanti. Erano dei giovanotti di una decina d’anni più “grandi” di lui, per la maggior parte operai, che vivevano in case vici­ne alla sua, a Santa Margherita di Fossa Lupara, frazione agricola di Sestri Le­vante. Santa era un “fortino elettorale dei comunisti” e il comunismo con al se­guito la Resistenza era entrato in casa di Elio con tre dei suoi fratelli maggiori. A Santa la Resistenza era storia comune; il suo ricordo genuino e la celebrazione popolare.

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