Archivi categoria: Archivio Autore E.V. Bartolozzi

Fascicolo n. 32 – Doc. n. 2: Giornalino Scolastico sulla Resistenza di una Scuola Elementare di Sesta Godano

Doc. n. 2: In quest’altro 2° documento (comp. di f. 27, p. 27 dattil., s. d.) i ragazzi delle scuole elementari di Sesta Godano, in una raccolta di “riflessioni” e di “pensieri” sulla ricorrenza del 25 Aprile, giornata della Liberazione italiana dal fascismo (peccato che non si abbia l’anno di riferimento), ci viene raccontato, più che altro, cosa ne pensavano, le persone “grandi” della loro famiglia, della Resistenza e della guerra partigiana combattuta nelle loro zone.
Il primo pensiero che mi verrebbe da dire, è che queste sono sempre esperienze molto positive per i giovani studenti. Intanto perché dietro ad ogni ragazzo si percepisce la presenza di un’intera famiglia che si raduna per scambiarsi le sue impressioni (nel frattempo variamente maturate sulla Resistenza) e già mitigate e consolidate da un substrato di esperienze accumulate lungo un “dopo” resistenza che ha già modificato in parte (sia in positivo che in negativo) le impressioni ricevute lungo il “durante” o il “prima” della lotta partigiana.

Altro fattore positivo che si coglie, leggendo la raccolta, è la presenza di un “grande” (la maestra o il maestro) che indirizza la ricerca e la focalizza su quello che la popolazione dei “grandi” sta cercando di trasmettere al gruppo dei “ragazzi”. I quali esprimono poi delle loro proprie impressioni: “la paura che la presenza dei partigiani fosse stata foriera di maggiori rappresaglie contro la popolazione inerme; che la presenza dei partigiani creasse condizioni di vita peggiori per tutti (più bocche da sfamare meno cibo per ognuno). E ancora, che la presenza dei partigiani aumentasse la probabilità di più bombardamenti aerei duranti i massicci rastrellamenti nei paese circonvicini”. Oppure, rendersi magari poi conto, che alla fine, la presenza dei partigiani abbia potuto creare, allora, una maggiore salvaguardia contro le incursioni o le “spogliazioni” generalizzate di derrate alimentari da parte dei nazifascisti. Specialmente se fascisti nostrani, razziatori, o mongoli senza regole. Questi racconti mi paiono altresì importanti perché in fondo, senza volerlo, dicono che a Sesta Godano, a parte le prime legittime “paure” dettate ancora dalla non piena conoscenza del popolo alla macchia, hanno accolto bene la Resistenza e l’hanno favorita e molto aiutata: a modo loro e come gli era reso possibile farlo.

Vedi il Giornalino della scuola elementare di Sesta Godano

Scuola Sesta Godano

 

Fascicolo n. 32 – Doc. n. 3: Giornalino Scolastico sulla Resistenza di una Scuola Elementare di Sestri Levante

Doc. n. 3: (Comp. di f. 32, p. 32 dattil. o a immagine intera). Discorso analogo a quello dei ragazzi di Sesta Godano si può fare anche per la raccolta che segue compilata dai ragazzi della Ia, IIa e IIIa classe delle scuole elementari Giovanni Descalzo di Sestri Levante. Ma qui i ragazzi, oltre a riflettere i pensieri di casa riguardanti la Resistenza, ci informano che si sono serviti di molte collaudate letture di articoli di giornali o di libri stampati sull’argomento. Per esempio, hanno letto (probabilmente divisi in gruppi) alcuni numeri del “Partigiano” stampati sui monti; il n° 7 de “Il Novese” (del 1975); “Breve storia della ‘Coduri’” di E.V. Bartolozzi, pubblicata a puntate, nel 1975, sul “Lavoro” di Genova; “Virgola, l’operaio divenuto comandante partigiano e liberatore del Tigullio” di E.V. Bartolozzi, ed. Università popolare di Sestri Levante (1972); “Il Secolo XIX” con inserto speciale sul 25 Aprile (1980); numero speciale della rivista del Comune di Genova (1975); numero speciale della rivista “Regione Liguria (1974); AA.VV. “Trent’anni di storia politica”, ed. ERI (1967); “Lettere dei condannati a morte della Resistenza italiana”, ed. Einaudi (1952); Bini “Poesie partigiane”, ed. Guanda (1961); Elena Bono “I galli notturni” (1952); Dentone e Tonelli “Scrittori e Resistenza” (1978); e una serie di note fornite loro dal maresciallo Berti.

Ma al di là delle fonti utilizzate, è senz’altro una raccolta che possiede una certa validità documentale perché, oltre che molto ampia e variegata, è anche corredata da disegni sicuramente dal tratto giovanile ma non certo “infantile”, che riflettono una loro profonda percezione della tragicità e l’amarezza della guerra. Veramente bravi.

Vedi il Giornalino della scuola elementare di Sestri Levante sulla Resistenza

Scuola Sestri Levante

 

Fascicolo n. 32 – Doc. n. 1: Intervista ad Italo Fico “Naccari”

Doc. n. 1: “Intervista a Italo Fico “Naccari”. Questo primo documento (a cura del gruppo Barberis – Cordara – Costamagna – Gardella – Zerega – intitolato “Esercitazione di Storia Contemporanea”, della prof.ssa Augusta Molinari, Facoltà di lettere, Università di Genova, A.a. 1991-1992) è un’intervista a Italo Fico “Naccari”, vice comandante della brigata, poi divisione “Coduri”, dove si può capire a che distanza siderale era tenuta la gioventù e i ragazzi di allora dalla realtà viva della politica e della vita stessa. E, anche, dove la loro attenzione e i loro interessi erano immersi e allevati in una poltiglia di presunti “obblighi” o “rituali” (essere balilla, poi frequentare il premilitare con la sottile sotto-educazione alla guerra, e via di questo passo) che li tenevano, inconsapevolmente il più delle volte, sopra un vulcano di esaltazione artefatta che prima o poi doveva per forza esplodere. E infatti incominciò a farlo in capo all’armistizio dell’8 settembre 1943. Durante lo svolgersi delle conseguenze dello stesso, il Naccari vive la tragedia della divisa militare che si deve al più presto buttare per non essere “riconosciuti” quali militari italiani, ed essere per questo imprigionati o uccisi o condotti nei campi di sterminio tedeschi dagli ex nostri alleati. Poi l’affannoso ritorno a casa, disseminato di pericoli e conseguentemente l’urgenza di mettersi al riparo in qualche luogo per sfuggire alla spietata caccia dei tedeschi. E, dopo, la scoperta della Resistenza sotto la provvidenziale guida del fratello maggiore: la vita sui monti, le rocambolesche fughe per sottrarsi agli accerchiamenti del nemico, le spasmodiche ricerche d’un nascondiglio “sicuro”, che poi sicuro non lo era mai. La fame e gli enormi disagi senza avere punto la piena consapevolezza di essere nel giusto; e quale e quando, con precisione, fosse possibile una fine. E poi, ancora la scoperta degli angloamericani: non più nemici da combattere ma alleati dai quali dipendeva in gran parte la sopravvivenza fisica degli stessi partigiani. Insomma, leggendo quest’intervista si ha la sensazione di avere tra le dita una specie di termometro capace di dare la misura più o meno esatta della temperatura interna del fenomeno Resistenza.

Vedi le 11 pagine della Intervista a Naccari