Archivi categoria: Audio e Video

Brigata Cichero

CICHERO
Una vera e propria interpretazione dei motivi che hanno condotto i giovanissimi e meno giovani (comunisti, cattolici, liberali, giellisti) a creare una delle prime bande partigiane e scegliere la via della montagna, non solo per combattere tedeschi e fascisti, ma per creare le basi di una nuova società. Collaborazione: Cooperativa28dicembre. Regia e montaggio: Daniele Gaglianone. Produzione: ANCR (Archivio Nazionale  Cinematografico della Resistenza), Torino, 1994.

Don Pollarolo. “Le prime bande”, film di P. Gobetti, 1984


DON POLLAROLO: “Ero un po’ un appassionato cineasta, avevo sempre in tasca una macchinetta Pathè-Baby rifornita di pellicola e ho approfittato dell’occasione per cinematografare Duccio Galimberti e i suoi primi uomini (…). Avevo anche con me le vaschette per sviluppare le pellicole perché mi rendevo conto della pericolosità di avere un documento cinematografico, così…”
Don Pollarolo: in “Le prime bande”, un film di Paolo Gobetti, 1984, 16mm, b/n e col., 90′

La Battaglia di Pertuso


LA BATTAGLIA DI PERTUSO: Nel corso del grande rastrellamento tedesco di fine agosto sull´appennino ligure-piemontese-emiliano i partigiani della Val Borbera resistono per tre giorni alla stretta di Pertuso.
Testimonianze di: Andrea Santa Maria, Meretino Mercenaro, Alessandro Ravazzano, Cesare Corolli, Angelo De Benedetti, Giovanni Battista Lazagna, Delfina Corso Marchesotti, Teodoro Morando, Neiva Gazzani Garibaldi, Corinna Mignacco, don Luigi Bruno.
Produzione: Cooperativa 28 dicembre. Realizzazione: Paolo Gobetti, Paola Olivetti e Anna Gasco.

 

Intervista ad Amato Berti – 1987

Manlio Calegari: “Intervista ad Amato Berti” effettuata in casa sua, a Sestri Levante, il 2 settembre 1987. 

Parte uno:

Parte due:

AMATO BERTI (1928 – 2018) era na­to a Pignona, frazione del comune di Sesta Godano (SP). Suo padre, pistoiese, era carbonaio, sua ma­dre, di Pignona, casalinga. Secondogenito, quando aveva tre anni fu portato a Brugnato dove conseguì la li­cenza elementare. Poi, per disaccor­di di famiglia – dopo aver preso lezioni di latino e greco da alcuni sacerdoti del posto (era previsto abbracciasse il sacerdozio) – nel 1943 tornò con la madre a Pi­gnona.
Quando nell’ottobre 1944 il battaglione partigiano “Picelli” della IV Zona della Spezia si stabilì a Pignona, Amato Berti entrò giovanissimo nella Resistenza, re­standovi  sino alla Liberazione.
Subito dopo la guerra, per un breve periodo entrò nel­la Marina Militare; poi fece il boscaiolo a Pignona; il manovale edile e il bracciante agri­colo a Genova. Infine, nel 1953, entrò come vigile urbano nel comune di Se­stri Levante. Ove riprese a studiare, e nel 1974 si diplomò geometra all’istituto statale Buonarroti di Genova. Dopo di che si iscrisse all’Università di Geno­va; laureandosi, nel 1981, in let­tere discutendo la tesi “La formazione di una Divisione Partigiana nel Levante ligure”: che nel 1982, col titolo “Sto­ria della Divisione garibaldina Coduri” venne pubblica a Genova (ed, Seriarte), arricchita di alcuni interessanti apporti di Marziano Tasso.
Per lungo tempo maresciallo e Vice comandate dei Vigili Urbani del Comune di Sestri Levante, passò poi Comandante dei Vigili Urbani del comune di Lavagna, e tale rimase fino alla pensione.

 

Intervista a Michele Nicolini – 1976

Manlio Calegari: “Intervista a Michele Nicolini (1903-1980)” effettuata nella sua abitazione a Sestri Levante (GE) il 3 settembre 1976. 

Michele Nicolini (1903-1980) nato a Sestri Levante (GE) dove, fin quando attorno agli anni 1950 l’Azienda Agricola della Fattoria Pallavicini rimase attiva, la sua numerosa famiglia contadina ebbe in affitto un podere di proprietà del marchese Negrotto Cambiaso (per via ereditaria divenuto proprietario della suddetta Fattoria dopo la morte della moglie, marchesa Matilde, nata Giustiniani, vedova del marchese Durazzo Pallavicini) sito nella frazione di S. Margherita di Fossa Lupara, comune di Sestri Levante, in zona Villa Scorza.
All’età di 12 anni, il giovane Michele entrò come garzone a lavorare nella Fattoria Pallavicini, e in principio gli venne soprattutto affidato il quotidiano incarico di curarsi delle numerose galline del pollaio della Villa; di provvedere al ritiro e alla spedizione della posta della Fattoria, e ad altri piccoli incarichi, ordinati che via via si presentavano. 
In seguito si ammogliò ed ebbe quattro figli, due maschi e due femmine. E assunse, a mano a mano, i più responsabili e svariati incarichi: da addetto alle cantine a responsabile del frantoio; da magazziniere a commerciante all’ingrosso di prodotti agricoli al mercato ortofrutticolo di Chiavari (allora molto attivo). E via di questo passo, finché la Fattoria non venne dismessa: licenziati la decina di salariati fissi e posti in vendita tutti i terreni e gli immobili dell’Azienda, in circa due lustri degli anni Cinquanta del secolo scorso, la “Fattoria”, come veniva chiamava dalla popolazione, si frantumò in un rivolo di piccole e medie proprietà agricole, edili e industriali, e la frazione di S. Margherita di Fossa Lupara perse completamente la sua rigogliosa fisionomia, e in pratica si trasformò in un deposito di rifiuti e brutture d’ogni tipo e genere. 

Intervista Emanuele Gueglio-1976

Manlio Calegari: “Intervista a Emanuele Gueglio” effettuata a Sestri Levante, nell’abitazione di E. G. il giorno 2 settembre 1976.  

Emanuale Gueglio era nato a Sestri Levante il 28 ottobre 1913, ed era stato assunto, quale apprendista operaio, nella Fabbrica Italiana Tubi di Sestri Levante nel 1928, a soli 15 anni d’età; e quand’ancora lo stabilimento di Sestri Lev. produceva solo tubi di rame (poi alcuni anni dopo tale produzione venne trasferita nello stabilimento di Bargonasco (Casarza Lig.), e lì rimase fino allo spostamento dello stesso a Serravalle Scrivia. Quindi, durante la sua permanenza nella Tubifeta, Emanuele Gueglio vide trascorrere, oltre che sestrese, a molta della storia italiana dal 1928 agli ultimi anni Settanta, epoca del suo pensionamento, e dell’avvenuta chiusura, nel 1982, dello stabilimento della F.I.T.

Intervista a Maria Bertocchi, 1977.

Manlio Calegari:Intervista a Maria Bertocchi”, effettuata nel 1977, a casa sua. 
Informazioni su Maria Bertocchi fornite dalla sua vicina di casa, Milli Canepa, in seguito ad un colloquio avuto con lei (n.d.r., nello stesso anno dell’intervista, il 1977).

Maria Bertocchi nata a Campiglia Marittima dicembre 1887. Il padre durante i mesi invernali faceva il frantoiano per cui Maria a tre mesi era stata portata al paese d’origine del padre, Sassalbo (ndr. Massa C.). A Sassalbo producevano carbone “nel loro”. La semina era patate e grano. A Sassalbo da marzo a ottobre; dopo il raccolto di grano e patate da portare al piano. Frutta: mele, pere e prugne. Non granone.
A San Michele il padre partiva in cerca di un bosco stagionale che trattava con il guardiaboschi poi se trovavano una casuccia autonoma meglio altrimenti nelle famiglie.
Durante i mesi invernali restiamo là – che però (ndr. Il carbone) si faceva molto anche in paese. Tutto (ndr. il carbone) in legno di faggio. Durante la carbonina dormivano sotto un capanno.
Da Spezia con i muli ritirano a Sassalbo (ndr. venivano a prendere a Sassalbo) i “parati”, traversine per i treni e le “lizze” per la darsena.
Loro cavano per la città “soglie” in pietra con faccia.
Il nutrimento: latte, formaggio, castagne, polenta che era a cambio col carbone.
Tutto l’artigianato in legno di faggio.
Grande richiesta dalla Toscana: cucchiai, mattarelli, forme da formaggio, forme da farina ecc.
Tutto veniva ritirato dagli interessati.
Le castagne erano seccate sulla “grada”.
Le donne coltivavano e tessevano canapa e lino: per uso famiglia; mai comprato corredo.
Le fibre a macerare nel pozzo 10 giorni; le asciugavano con spade di legno eppoi con la pula (ndr. riempivano) i sacchi.
Cognomi comuni: Bertocchi, Gianarelli, Coli.