Archivi categoria: La Resistenza nel Tigullio e nelle sue Vallate

Gli Zelasco

Fasc. 40 Doc. 9 – Rodolfo e Giovanni Zelasco: 

Quest’articolo, che è il 23° Capitolo (pp. 365-380) del libro di Angelo Bendotti – Presidente dell’Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea – dal titolo: Banditen. Uomini e donne nella Resistenza bergamasca, edizione Il Filo di Arianna, Bergamo 2015, viene qui integralmente proposto per gentile concessione dell’Autore che sentitamente ringrazio.  

Foto di Rodolfo Zelasco “Barba” da giovane studente.

Rodolfo Zelasco muore nelle prime ore del pomeriggio del 5 dicembre 1944, a Montedomenico, nell’entroterra del Tigullio, in un agguato che gli viene teso da un plotone di alpini della Monterosa:

Quando gli alpini cominciarono a sparare […] il primo a cadere fu Zelasco, da tem­po diventato il partigiano “Barba”. Impossibilitato a muoversi, Barba aveva ordinato ai suoi compagni (rimasti tutti illesi) di mettersi in salvo. Poi, da ferito, aveva continuato a sparare sugli alpini riservando per sé l’ultima pallottola. Era un disertore e non aveva dubbi sul trattamento che avrebbe ricevuto se si fosse fatto catturare. Basta prendere atto del trattamento che gli riservarono da morto […] raggiunto il luogo dove si era infrattato a sparare gli ultimi colpi. Immediatamente gli avevano tolto l’arma e poi, prima di abbandonare il cadavere, avevano infierito su di lui col calcio del fucile.1Elio V. Bartolozzi, Memoria addomesticata. Note sulla morte di Rodolfo Zelasco, “Studi e ricerche di storia contemporanea”, n. 76, dicembre 2011, p. 81.

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La vicenda di Giovanni Benetti, partigiano “Betti”

Giovanni “Betti” Benetti in una foto che lo ritrae prima della vicenda narrata.

 

Fasc. 40 Doc. 8:  Giovanni Benetti “Betti” (19.4.1923 – 25.12.2007) di Carpi (MO): Alpino della Monterosa, passato alla Resistenza arruolandosi nella Coduri, che catturato e condannato due volte a morte, riuscì a salvarsi. Trascrizione della registrazione fatta il 15.09.1977 allo stesso Benetti, da Minetti Antonio “Gronda”, per la “Storia della Coduri”.
Il racconto completo di queste vicende è compreso in un libro autobiografico del Betti “Memorie di un sopravvissuto” a cura di Mariagiulia Sandonà, edito a Carpi nel 1992, dove sono inserite anche due significative lettere, una di Gronda e una di Riccio, oltre a molti altri importanti documenti. Ma la cosa che angustiò il Betti più di tutte, è stata quella che da molti ambienti vicini alla Resistenza è stato sempre tenuto un po’ in disparte perché ritenuto un traditore sopravvissuto alla

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La “Coduri” e gli assenti arbitrari della Divisione Monterosa della RSI.

Fasc. 40 – Doc. 7 – Elio V. Bartolozzi: “La “Coduri” e gli assenti arbitrari”, come venivano definiti dalle autorità militari chi abbandonava le unità  delle FF.AA. della RSI per passare alla Resistenza.

Durante l’ultima decade di luglio del 1944, la presenza militare nel Tigullio subirà un notevole cambiamento. Nella maggior parte delle postazioni dello schieramento antisbarco fino allora occupate dalla 42.a divisione tedesca Alpenjager, ora subentrerà la divisione alpina Monterosa della RSI, proveniente direttamente dalla Germania dove ha seguito, con istruttori tedeschi, mesi di addestramento militare e di antiguerriglia.

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L’ “eroe” conteso. La controversa storia di un partigiano della “Coduri” e un alpino della “Monterosa”.

Fasc. 30 – Doc. 6: La controversa storia di un partigiano della Div. “Coduri” (Adolfo Zelasco “Barba”) e di un Cp.le magg. della Monterosa (Giampiero Civati) caduti in combattimento in rione Pozzuolo a Villa Montedomenico (Comune di Sestri Levante) il 5 dicembre 1944.

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Nel rovistare tra memorie, documenti più o meno ufficiali, pubblicazioni (libri, appunti, articoli, opuscoli) e siti internet di vari enti e associazioni – sempre inerenti la Resistenza e i fatti ad essa collegati – m’è capitato molte volte d’imbattermi in piccole discordanze: particolari che non collimavano tra loro nei vari scritti, piccoli scostamenti di date, nominativi che presentavano carenze ortografiche, ecc., ma mai nulla di sostanzialmente diverso, nei loro contenuti essenziali, delle varie realtà o quadri d’insieme dove veniva a inserirsi l’avvenimento stesso. Oppure il suo o i suoi diretti protagonisti.

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All’origine della diserzione nel Levante Ligure

asc. 40 – Doc. 5 – Elio V. Bartolozzi “All’origine della diserzione: Coduri e Monterosa a confronto nel Levante ligure”. Articolo con pari titolo apparso sul N° 1/2014 (Anno XXIII) della Rivista semestrale Storia e Memoria, ed. ILSREC, pp. 167-187, Genova, dedicato interamente a “Liana Millu a cento anni dalla nascita”.

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Liana Millu 1914-2005, scrittrice e giornalista ebrea, espulsa dalla scuola e dal mondo giornalistico in seguito all’emanazione delle leggi razziali del 1938, dopo l’Armistizio del 1943, aderisce alla Resistenza entrando a far parte dell’organizzazione genovese Otto. Arrestata a Venezia nel marzo 1944, viene internata prima nel Campo di concentramento di Fossoli e poi, a maggio, deportata ad Auschwitz. Indi, a novembre, spostata a Ravensbrück e poi a Malkow, dove, essendo una delle poche sopravvissute, viene liberata dagli Alleati il 30 aprile 1945.

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Guerra in montagna nell’estate del 1944. Il Corpo Forestale dello Stato

Fasc. 40 – Doc. 4: Silvio Ciapica – Manlio CalegariGuerra in montagna nell’estate del 1944. Il Corpo Forestale dello Stato”. Saggio apparso sulla rivista semestrale Studi e ricerche di storia contemporanea, anno 45°, fasc. 85, giugno 2016, ed. ISREC, Bergamo.

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1. Michele Menechini (n.1896), “aiutante capo” della “Guardia della Montagna e delle Foreste” (GMF), rimase ucciso in un agguato nel tardo pomeriggio di venerdì 23 giugno 1944 in località Costa Canale, comune di Carasco (GE), sulla Statale (oggi Provinciale) 586 della Val d’Aveto. Era una giornata calda d’inizio estate e Menechini proveniva da Chiavari in bicicletta in compagnia della figlia che, nel momento fatale, lo precedeva di poco, anche lei in bicicletta. Insieme rientravano a casa, a Borzonasca, sede del Distaccamento della “Forestale” comandato da Menechini.

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Memoria addomesticata

Fasc. 40 – Doc. 3: Elio V. Bartolozzi: “Memoria addomesticata, note sulla morte di Rodolfo Zelasco”. Art. apparso sulla rivista semestrale Studi e ricerche di storia contemporanea, anno 40°, fasc. 76, dicembre 2011, pp. 79/88, ed. ISREC, Bergamo, 2011.

Nota di presentazione della redazione:
Elio Vittorio Bartolozzi, l’autore di queste note, è un pensionato ferroviere, macchinista, nato a Sestri Levante nel 1936 e rimasto orfano di padre, con tre fratelli e tre sorelle, all’età di 3 anni. Nella sua storia di ragazzo i partigiani sono entrati quando ancora non erano importanti. Erano dei giovanotti di una decina d’anni più “grandi” di lui, per la maggior parte operai, che vivevano in case vici­ne alla sua, a Santa Margherita di Fossa Lupara, frazione agricola di Sestri Le­vante. Santa era un “fortino elettorale dei comunisti” e il comunismo con al se­guito la Resistenza era entrato in casa di Elio con tre dei suoi fratelli maggiori. A Santa la Resistenza era storia comune; il suo ricordo genuino e la celebrazione popolare.

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Testimonianza del partigiano “Leo” (Tassano Giovanni)

Fasc. 40 – Doc. 2: Testimonianza rilasciatami dal partigiano “Leo” (Tassano Giovanni, detto Pacelli, 1921-1999) della brigata Zelasco, originario di Villa Tassano (Sestri Levante): dopo una vita tutta dedita alla famiglia, al lavoro e al costante volontariato come donatore di sangue, deceduto a S. Margherita di Fossa Lupara (Sestri Levante) nel 1999.

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Il mio 68° 25 Aprile

Fasc. 40 – Doc. 1: Elio V. Bartolozzi “Il mio 68° 25 Aprile”. Art. apparso sulla Rivista semestrale Studi e ricerche di storia contemporanea, anno 42°, fasc. 80, dicembre 2013, pp. 33-49, ISREC, Bergamo, 2013.

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E così sono arrivato a festeggiare, per la 68a volta, il 25 Aprile 1945. Me li ricordo ancora i ragazzi di allora che scendevano giù lungo la strada per S. Vittoria diretti al centro di Sestri Levante. Io ero un ragazzo con i pantaloncini corti (i primi pantaloni lunghi l’ho messi solo verso i 14/15 anni. La mia, dopo la morte di mio padre avvenuta nel 1939 – io avevo 3 anni – in un brutto incidente stradale mentre tornava a casa dal lavoro, era una famiglia povera ma per la verità, devo anche dire che per questa cosa non ho mai provato eccessiva vergogna, perché di famiglie povere ce n’eravamo veramente tante, a quei tempi, in giro!).

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