Fascicolo 30 – Doc. 2: Ritratti di Bonomini Vittoria, Gaspare Sivori e Renato Sivori, partigiano “Renna”

Cippo Partigiano a Barassi

Cippo Partigiano di Barassi (vedi dedica a fine articolo)

Parlando di Barassi e ricordando  Giovanni Sanguineti, “Bocci”, non si può tralasciare di menzionare almeno alcuni suoi parenti. A cominciare dai suoceri: Gaspare Sivori (1884-1964) e Bonomini Vittorina, o Vittoria (1894-1982), che furono sempre un solido punto di riferimento per tutti i partigiani della zona, e che mai mancarono di collaborare con la Resistenza. Lui, Gaspare, con la bollitura quotidiana degli indumenti dei partigiani per nettarli, non tanto dalla sporcizia, ma da primo per disinfestarli dai pidocchi. Infatti dietro la casa, quando occorreva, accendeva un gran fuoco su cui poneva un grosso paiolo colmo dei loro indumenti, che faceva poi sobbollire per ore per liberarli completamente dai parassiti. E lei… lei faceva di solito la vivandiera.

Cuoceva quello che aveva. E quasi ogni giorno ne portava ai partigiani nascosti nelle tane, o cave d’ardesia abbandonate, sparse lungo i versanti del Monte Capenardo, dove quasi ogni giorno si trovava qualche partigiano occultato o in missione. In particolar modo nella tana cosiddetta del “tasso” dov’era alloggiata la nota “Squadra Matta”. Un gruppo di tredici temerari comandati da “Riccio” (alias Aldo Vallerio) che alla sera uscivano dalla tana e scendevano fino al mare a “molestare” le B.N., o gli alpini della Monterosa, o i militare tedeschi che transitavano sul rettilineo di Cavi di Lavagna, lungo la Via Aurelia. E al primo albeggiare se ne tornavano alla loro “Tana” a dormire tranquillamente perché fuori c’era sempre la Vittorina che faceva buona guardia e se vi fossero stati nemici in vista li avrebbe avvertiti con una frasca posata in certo modo davanti all’imboccatura della tana. E poi era sempre lei che provvedeva al loro sostentamento; soprattutto frittelle perché meno ingombranti e più facili da nascondere tra i vestiti da contadina, sempre molto comodi e ampi, e quindi molto adatti alla bisogna.

Queste cose me l’ha un po’ raccontate la nuora che vive ancora a Barassi. La signora Avanzi Giovanna (oggi ultraottantenne) vedova del partigiano Renato Sivori, “Renna” (1926–2000), cognato di “Bocci”. “Renna” e Giovanna si conobbero nel giugno del 1944 (il 20 di giugno, ci tiene molto a precisare la signora, senza per questo confidarmene il motivo) e si sposarono poi nel 1953. Da come ne parla si capisce che il loro fu un matrimonio d’amore… eterno. E con orgoglio m’ha anche mostrato e lasciato fotografare alcuni ricordi gelosamente conservati riguardanti suo marito. In cucina, per esempio, ha un quadretto di lui con una sua foto (che riporto nella gallery, sotto) dove imbraccia un fucile mitragliatore. Il quadretto è posato su un tavolinetto appoggiato ad una parete che lo fa apparire più un piccolo altare che un tavolino, anche se piccolo, dove la foto è girata verso un tavolino più grande posto quasi al centro della cucina. Ed è evidente che il tutto è messo in modo che quando lei è seduta a tavola, a mangiare o a cucire, gli occhi di suo marito la sogguardano… Ed è altrettanto evidente che lei spesso gli rivolge anche qualche parola. E il tutto è molto toccante; ed è tutto altrettanto commovente quando tira fuori da un armadio una raccolta di foto della vecchia Cavi, della Lavagna dei primi novecento, e delle tante panoramiche marine scattate da Barassi e da Santa Giulia di Centaura, fatte da suo marito. E per ognuna ha una sua storia da raccontarmi, tutta segreta e personale. Grazie signora Giovanna per avermi regalato queste rarissime emozioni.

Poi c’è da non dimenticarsi di Andrea Sanguineti, “Tosca” (3.9.1897/29.12.1944) zio di “Bocci”: che collaborò fin dagli inizi col nipote Giovanni, e successivamente raggiunse la Coduri perché ormai troppo compromesso e costantemente sorvegliato dai nemici della Resistenza. Purtroppo cadde combattendo durante l’attacco lanciato dai nazifascisti al Comando della Coduri del 29.12.1944, in località Valletti di Varese Ligure: così, semplicemente ci piace ricordarlo e insieme ricordare tutti quanti.

Di seguito voglio riportare le semplici parole che sono incise sul cippo riportato in fotografia all’inizio di queste note, eretto presso la chiesetta e il cimitero di Barassi. Parole quanto mai corrispondente al vero di cosa avvenne a Barassi a quei tempi:

NON STUPITEVI
SE QUESTO CIPPO PARTIGIANO
GAREGGIA IN ALTEZZA
CON IL CAMPANILE
UGUALE FU L’ISPIRAZIONE
CRISTIANA ANTIFASCISTA ED UMANA

NON UNO DEGLI ABITANTI CHE SI SOTTRAESSE
AL COMPITO SOLIDALE
A RASTRELLARE LE PRIME ARMI
A PREPARE LE PRIME MINISTRE

TRASCINATI QUI DA OGNI REGIONE
ALTRI CATTURATI MENTRE COMBATTEVANO
SOTTO LE BANDIERE DI RICCHI PAESI ALLEATI
NOI CHE POVERI SIAMO LI AIUTAMMO

 “CALIFFO GE BARONE
SCAPPATE CHE CI SONO I NAZISTI”
“ORA FACCIAMO LE FRITTELLE
POI SCAPPIAMO”
NON FECERO IN TEMPO
MA PAGARONO QUELL’ULTIMO ATTO D’AMORE
PER LA LORO TERRA RICONQUISTATA.

Barassi Aprile 1945