Fascicolo n.7 – Doc. n.17 – “Azione Toro”.

Fascicolo n.7 – Doc. n.17 – “Azione Toro” – Doc. in fotoc., comp. da 4 f., 4 p. manoscr., s.d., s.f. – Testimonianza inclusa nel fascicolo ma senza nessuna specifica circa l’autore o gli autori.

Azione Toro pag. 1

Trascrizione.
Azione “Toro”: (Manzi Silvio 20.1.1920-15-4.1945 Casarza L./Masso).

Si era nel [mese di Aprile 1945] e giunge l’ordine dal Comando Divs. di attaccare il Bargonasco. Il concentramento avviene a Bargone (fraz. di Casarza come il Bargonasco) una parte deve prendere posizione al Gruppo Lungo, prospiciente al Bargonasco, questo gruppo deve attaccare la casa di Gardella dove si trovava il Comando della Xa  Mas. Le batterie alpine appostate a Masso (frazione di Castiglione) erano d’accordo, dopo lunghi approcci e discussioni, che non sparassero a Bargone e zona limitrofa, alla disperata, ricevendo l’ordine di sparare, che lo facessero sì, ma in una zona ben circoscritta, dove non si trovavano n/s forze; a questi componenti delle batterie di Masso viene anche chiarificato che un distaccamento di partigiani si sarebbe portato in posizione strategica per attaccare le batterie se le stesse avessero sparato in zone dove trovavansi partigiani, questo per precauzione. Viene scelto per questa azione il Comand. di Distacc. Toro perché della zona e quindi la conosceva a menadito tutta. Toro decide di andare in zona in “borghese” per dare meno nell’occhio e cerca un vestito borghese alla proprietaria del Tabacchino di Bargone, Sig.ra Roscelli che nel dare questa roba si raccomanda al Toro dicendogli: “Mi raccomando però, questa roba è dei miei figli, portamela indietro!!!”. Toro ha risposto: “Se non potrò portarvela indietro, verrete a prendervela a Masso!!!”. Toro parte con i suoi uomini e si dirige verso Masso. Si deve però dire che il Toro non dovette intervenire contro le batterie, visto che queste si sono attenute scrupolosamente agli ordini.
Nel paesello di Masso, dopo che Toro aveva piazzato gli uomini nei punti prestabiliti, si portò con altri 5 uomini e andò in casa di un n/s collaboratore, Tealdi, che diede loro le ultime notizie e fece fare uno spuntino; fuori c’era la sentinella. A un certo momento la sentinella segnala che dal versante delle batterie degli alpini, stavano venendo su della gente, 3 o 4, presumibilmente alpini, al che Toro, lascia ogni cosa e con i pochi partigiani che aveva si va a piazzare proprio dinanzi alla porta della Chiesa che domina un po’ dovunque. La notte è molto buia, non si vede a 5 mt di distanza, i partigiani sono in attesa, Toro però sa che non dovrebbe succedere niente e dà ordine di non sparare, ma di attendere un suo ordine. Tutto ad un tratto da un lato della chiesa si comincia a sparare contro di noi, Toro dà ordine di rispondere e di spostarsi; il mitragliatore spara verso il Comando degli alpini, gli altri, con armi leggere, nella direzione da dove proveniva il fuoco nemico. Toro dice: “Siamo caduti in una imboscata, stati fermi ai v/s posti, io faccio il giro della Chiesa e cerco di prenderli alle spalle. Toro, in punta di piedi e strisciando, si avvicina alla zona che si era prefissa di raggiungere e qui giunto si mette in agguato. Non sente niente, aspetta un po’ poi con estrema precauzione, si alza e scorge degli alpini appostati a poca distanza, preme il grilletto e lascia partire una raffica, il nemico risponde qualche colpo e poi si dà alla fuga, lasciando sul terreno un ferito, dopodiché non si sente più nulla. Nasce una grossa confusione fra alpini e partigiani e mentre gli alpini si danno alla fuga, i partigiani rimasti, due in tutto essendo gli altri 4 portatisi dove Toro aveva ordinato, chiamano insistentemente Toro con un nome convenzionale, ma non ricevendo risposta anche loro si ritirano dalla zona, dato che nel frattempo l’azione svolta dal grosso contro il Bargonasco era finita.
Che cosa era successo di preciso in quegli ultimi istanti della sparatoria, venne a conoscenza dei partigiani dopo la guerra, nel processo fatto a carico di un alpino presente al fatto.

Dichiarò l’alpino al processo:
“Noi eravamo al corrente di tutto quanto era intercorso fra i partigiani e il n/s comando di batteria, quindi sapevamo che a Masso non si dovevano incontrare partigiani, allora io e altri 4 commilitoni ci siamo portati in quella frazione in cerca di viveri (leggi a rubare galline e conigli) quando giunti sul piazzale della Chiesa, ci siamo accorti che si trovavano già sul posto degli uomini armati; la notte era buia, non riuscivamo a distinguere nulla e allora abbiamo sparato, ma visto il fuoco che contro di noi veniva da loro, ci siamo ritirati e appostati, in attesa degli eventi, ancora convinti di esserci sparati a vicenda fra alpini. Dopo un po’ di tempo sopra di noi si stagliò una figura di un uomo in borghese che ci chiese: “Chi va là!”. “Alpini – rispondemmo – e voi?”. “Inglesi” ci rispose! Contemporaneamente partirono due colpi! Un mio compagno rimase ferito ad una gamba, fratturata dalla pallottola partita dalla rivoltella del borghese e cominciò a lamentarsi; allora noi, presi dal panico ci siamo dati alla fuga, sentendo dalle case vicine richiami di altra gente.
Il mattino scoprimmo che il n/s commilitone ferito si trovava in casa di un abitante del posto e un partigiano (lo scoprimmo dopo perlustrando il terreno della sparatoria) con un colpo dritto al cuore, giaceva morto, proprio da dove ci aveva sparato”.
Così cadde da eroe il Comand. di Distaccamento, della Divisione Coduri, TORO! – “Brigata Dell’Orco”.

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