Fascicolo n.7 – Doc. n.18 – “Il caposaldo posto al Santuario di Velva (m 540 s.l.m.) conquistato”.

Fascicolo n.7 – Doc. n.18. “Il caposaldo posto al Santuario di Velva (m 540 s.l.m.) conquistato!”. Testim.za di A. Minetti “Gronda”. (Doc. in fotoc., comp. da 4 f., 4 p. manoscr., d. presunta 1976/79, s.f.).

Il Caposaldo posto al Santuario di Velva pag. 2

Trascrizione: 

Nelle prime ore del mattino del 21 aprile 1945, il Gronda – capo di Stato Magg. della Brigata Dell’Orco, secondo gli ordini ricevuti, stava reclutando in quel di Maissana, tutti i giovani della vallata che già avevano aderito al movimento Partigiano e che già altre volte avevano preso parte ad azioni di guerriglia, doveva formare un nuovo distaccamento e tenerlo pronto per eventuali bisogni, era intento al suo lavoro quando gli veniva annunciato che il (Marchese Paradis, grande collaboratore dei partigiani) desiderava parlargli; il Comandante e il Marchese? Si incontrarono ed ebbero un lungo colloquio segreto, indi si separarono: il comand. Gronda ebbe il suo daffare quel giorno, formò il distaccamento al comando del quale fu messo v.com. —- comm. —- in tutto, il distaccamento era composto da una 20na circa di unità, alla sera tutto fu pronto, ognuno ebbe la sua arma automatica leggera, essendo questo Distacc. una unità mobile e di attacco ravvicinato, perciò nessuna arma pesante faceva parte dell’armamento (in seguito vedremo come e quanto sarebbe invece stata utile). Alla sera il Gronda inviava una staffetta a Bargone dove risiedeva il Comando di Brigata e in un biglietto, chiuso in busta, spiegava a Tigre di quanto si proponeva di fare e si seppe poi che chiedeva il Distaccamento del Duca [D. Bertolone n.1920 a Castiglione Ch.] come rinforzo e per le armi pesanti, perché nella giornata del 22 intendeva attaccare il caposaldo di Velva, sorprendere i componenti lo stesso fra artiglieria alpina ed ex superstiti della Xa Mas e fare in modo che gli stessi non potessero attuare i loro progetti ben noti. A notte inoltrata il Gronda svegliava il Distaccamento e teneva loro un discorsetto semplice ma conciso dove diceva di un’azione da svolgere molto pericolosa per tutti e lasciava perciò libertà a ognuno di decidere in merito; il Gronda confessava in seguito di essere rimasto molto impressionato nel constatare che non uno si era tirato indietro, ma che anzi erano tutti ben decisi ad affrontare assieme a lui tutti i pericoli; erano circa le ore 2 del 22 Aprile 45, quando questo manipolo di uomini si incamminava lungo i pendii che da Maissana portano a Tavarone, località questa che dista pochi km dalla rotabile provinciale che da Velva, obiettivo del Gronda, porta a Varese Ligure; alle prime case del paesino il Gronda fermava il Distaccamento e chiedeva 3 volontari che con lui dovevano entrare in paese per vedere se tutto era calmo e per avere le ultime notizie, i 4 si portarono sulla piazza, perlustrarono il paesino e vedendo che tutto era calmo, bussarono alla porta di un loro informatore il quale avuta la parola d’ordine, che per l’occasione era “Marina”, aprì la porta e diede le informazioni che si voleva; ritornati sui loro passi, riunitesi al rimanente degli uomini in postazione, si riprendeva la marcia deviando a destra e prendendo il viottolo che porta alla frazione Fascette di Velva, la strada era tortuosa e difficile per l’incuria in cui gli anni di guerra l’avevano ridotta, si continuava a salire finché non si raggiunse l’abitazione del Paradis in attesa, breve sosta e si riprende il cammino; fu proprio allora che i partigiani compresero quale fosse l’obiettivo del Gronda, ne capirono la grande importanza e da quel momento più nessuno osò parlare e dissentire; in testa marciava il Gronda seguito dal Comandante Nino e dal Comm. —– chiudeva la fila il V.com. ——- il Paradis che avrebbe raggiunto il Distaccamento per altra via, dovendosi ancora sincerare della manovre e delle intenzioni del Tenente Garuffi, comandante il caposaldo di Velva.  Giunti che furono sulle alture che dominano e spaziano tutta la vallata della Val Petronio, si fermarono, erano circa le ore 5 del mattino, questo era il punto in cui questi uomini dovevano incontrarsi con il Distaccamento del Duca proveniente da Bargone, l’ora fissata era le 5,30; la mattinata era fredda una spessa coltre di nebbia avvolgeva la zona, impossibile la visibilità, il distaccamento piazzato alla meglio con sentinella avanzata; il tempo scorreva lento e implacabile, dalla strada che dal Monte Zanone porta a Velva dalla quale doveva giungere il Distaccamento (del Duca) non si vedeva nessuno, perciò tutto il piano congegnato da Gronda andava in fumo, occorrevano armi pesanti, mortai – bazooka e mitraglie, non si poteva attaccare il caposaldo che da lontano, essendo tutto intorno molto minato, non si conosceva l’ubicazione delle mine, l’attacco doveva svolgersi nel modo seguente: mentre le armi pesanti appostate a distanza l’una dall’altra a forma di semicerchio a Nord-Ovest del Caposaldo, dovevano dare la parvenza al nemico di un forte attacco da quella parte, un gruppo armato di armi leggere doveva aggirare il caposaldo e attaccare da Sud tagliando la strada che porta a Sestri Levante, unica via di ritirata dei nemici, come si vede un piano semplice ma ben congegnato e il Gronda contava molto sul morale, molto in ribasso dei componenti quel caposaldo, era stato inviato in più il Paradis per parlamentare e per convincere dell’inutilità della resistenza, pensava infine che la simultaneità dell’attacco avrebbe dato sicuramente il suo frutto; ma purtroppo di tutto ciò non se ne poté fare nulla non essendo giunto il rinforzo; si aspettò gli eventi, verso le 8,30 un forte boato squarciò l’aria, rimbombò per la vallata e allora si sentì il Gronda pronunciare una frase di stizza: “È saltata la strada, ormai stanno ritirandosi!”. Arrivò infatti tutto trafelato il Paradis e con lui in testa il conoscitore di un passaggio non minato, dopo zig-zagare attorno al caposaldo infine lo raggiungemmo, Velva era finalmente libera!

Il distaccamento del Duca arrivò nel pomeriggio, spiegando che a lui giunse l’ordine di portarsi a Velva quando già si trovava sopra Lavagna e si deve questo ritardo al fatto che durante la serata del 21, il comando della Brigata Dell’Orco ha dovuto portarsi a Monte Domenico sopra Sestri Levante dove più ferveva la lotta. Quella mattina di Domenica 22, il nemico saputo dell’occupazione da parte partigiana del caposaldo di Velva, lo martellò per più di un’ora con i 4 cannoni della  batteria del Bracco, ma certamente fu un atto più di stizza che di effetto, infatti i colpi che giunsero nelle vicinanze furono pochi e non sortirono effetto alcuno. Immediatamente Gronda inviò una staffetta al Comando di Divisione e al Comando di Brigata per portare la notizia della liberazione di Velva e fu una notizia, come ebbe a dire il Comand. Virgola che fece molto piacere e infuse ancora più coraggio e certezza di vittoria per le battaglie finali e per la liberazione di tutto il Levante. (evb)

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