Cos’è “L’archivio della Coduri”

La guerra partigiana iniziò alla fine del 1943 e si concluse il 25 aprile del 1945. La maggior parte dei partigiani erano giovani intorno ai vent’anni, saliti ai monti per non combattere la guerra fascista dalla parte dei tedeschi. Privi di formazione militare, senza equipaggiamenti adeguati, con poche armi e molta fame, vissero durante quei pochi mesi un’esperienza straordinaria. Esperienza per anni ignorata dai libri di scuola e dalla ufficialità militare, e spesso vilipesa dalla politica. Fu questa la ragione che nel 1959 spinse un gruppo di partigiani della Coduri, la formazione che aveva operato nel Levante ligure, a raccogliere documenti e testimonianze circa la loro storia: chi erano, perché erano saliti in montagna e cosa avevano appreso dall’esperienza partigiana. Documenti necessari non per scrivere “una storia sommaria e generica ma piuttosto l’autentica, vera storia della Coduri con le gesta dei suoi operai, pescatori, contadini e studenti divenuti partigiani”. Fu in quell’occasione che vennero prodotti parte dei documenti pubblicati su questo sito. A quelli, altri se ne aggiunsero negli anni successivi in seguito ad iniziative che rispondevano a nuovi bisogni di approfondimento della storia del movimento partigiano. Materiali che facevano luce su aspetti per anni lasciati in ombra: la provenienza sociale dei partigiani, la selezione dei loro comandanti, il livello di autonomia delle loro formazioni, le relazioni con la popolazione civile e altro ancora. Così, anno dopo anno, ha preso corpo l’archivio della divisione Coduri: l’intrecciarsi, nell’occasione di una guerra, della storia di un movimento e delle sue utopie con una realtà locale che faticosamente si liberava del fascismo.

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In data 18 maggio 2018, Elio V. Bartolozzi, visto che l’archivio poteva interessare a più persone, decideva di donarne tutto il contenuto in sue mani all’ILSREC di Genova affinché ogni interessato ne potesse usufruire a piacimento. La raccolta cartacea consta di 13 fascicoli (o cartelle) numerati progressivamente. Ma si sa che l’archivio originale conteneva anche altri documenti: almeno un’agenda dov’erano annotate le notizie caratteristiche dei vari componenti la Divisione, almeno altri due nastri registrati da Riccio e rimasti poi in suo possesso perché suoi; e ancora, un terzo nastro registrato da Berti durante un lungo colloquio avuto con Sanguineti “Bocci”; anche questo non presente in raccolta in quanto trattenuto dallo stesso Berti perché di sua proprietà. Dell’agenda nessuno ha saputo più niente, dei tre nastri invece ne fa cenno alcune volte Berti nelle note a piè di pagine della sua Tesi. Quella che segue è la lettera che ne attesta l’avvenuta donazione.